martedì 10 ottobre 2017

ODG sull'Ilva approvato al congresso PRC Puglia

La vicenda Ilva rappresenta in maniera emblematica le contraddizioni del modello neoliberista prevalso negli ultimi decenni. La privatizzazione del 1995 ha consegnato a un gruppo privato il controllo di un asset strategico per l'economia italiana; la gestione della famiglia Riva si è caratterizzata per i metodi padronali, che hanno esasperato lo sfruttamento dei lavoratori e l'inquinamento ambientale. I governi succedutisi da allora hanno avallato gli interessi della proprietà, disattendendo le norme di prevenzione. Solo l'intervento della magistratura nel 2012 ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di gestione dissennata degli impianti, controllo autoritario delle maestranze e collusione fra azienda e responsabili politico-istituzionali a tutti i livelli.
In tutto questo tempo Rifondazione Comunista, attraverso l'attività dei compagni della cellula di fabbrica, ha denunciato, spesso in solitudine, il sistema di potere messo in piedi dai Riva e i suoi effetti nefasti. Dal 2012 la situazione di Ilva ha subito significativi mutamenti: all'estromissione dei Riva ha fatto seguito il commissariamento da parte dello Stato. In cinque anni il governo ha cambiato più volte strategia, non realizzando i principali investimenti previsti dall'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per ridurre drasticamente le emissioni inquinanti. Infine si è deciso di mettere a bando la vendita dell'azienda. La "cordata" vincitrice, capeggiata dalla multinazionale Arcelor Mittal, ha presentato delle proposte inaccettabili. Il piano ambientale, già approvato dal governo, allunga i tempi di realizzazione delle principali prescrizioni, non introduce nessuna significativa innovazione tecnica e soprattutto non prende in considerazione la Valutazione del Danno Sanitario.  Il piano industriale, che sarà oggetto di trattativa sindacale, prospetta 3.000 esuberi nel solo stabilimento di Taranto, la riassunzione dei restanti addetti con contratti a tutele crescenti, previo annullamento di anzianità e diritti acquisiti. I soli a beneficiare di questa operazione saranno i creditori di Ilva, a partire dalle grandi banche, che incasseranno il ricavato della vendita.
Rifondazione Comunista ritiene che non si possa ripetere l'esperienza del 1995. Non si può consentire che un'azienda strategica venga gestita secondo una mera logica di profitto, a scapito del diritto alla salute e al lavoro. Va rilanciato un intervento pubblico che veda coinvolti i lavoratori e le comunità locali, e che persegua prioritariamente la conversione ecologica delle produzioni. Riteniamo imprescindibile una Valutazione del Danno Sanitario per le attività produttive. Crediamo che sia necessaria una significativa riduzione dell'orario di lavoro e il riconoscimento ai lavoratori Ilva di benefici previdenziali specifici in virtù dell'esposizione pregressa e attuale a sostanze nocive.
Rifondazione Comunista continuerà ad avere un ruolo attivo nelle lotte dei lavoratori di Ilva e dei cittadini di Taranto, a partire dalle mobilitazioni dei prossimi giorni, perché lavoro e salute vengano garantiti come aspetti inscindibili di una vita dignitosa.

martedì 3 ottobre 2017

I troppi volti di Emiliano di Angelo Rossano

L’ultimo fronte aperto è quello dell’autonomismo. «Gli Stati nazionali – ha detto ieri in sintesi il governatore Emiliano in una trasmissione radiofonica della Rai - ancora oggi interferiscono e non riescono a gestire le grandi questioni di loro competenza come immigrazione, difesa e fisco». Un’affermazione fatta all’indomani del disastro spagnolo e 
discutendo proprio del referendum per l’indipendenza della Catalogna. Quindi un’affermazione non improvvisata, ma anzi corroborata dall’idea che non sia «più accettabile l’idea che il Nord sostenga totalmente il Mezzogiorno: io non sono – precisa il governatore - su una posizione diversa rispetto a Toti, Maroni e Zaia». Quindi Emiliano sembra voler affermare un modello che richiama l’autonomismo in camicia verde, una sorta di neoleghismo del Sud all’incontrario. Lo Stato, dunque, interferisce. Del resto -ci deve essere questo alla base del ragionamento- non ha forse Emiliano vinto il referendum contro Renzi che prevedeva di limitare le aree di competenza delle Regioni? Si immaginano facilmente i temi sottintesi dal presidente della Regione: c’è l’approdo Tap (che la Regione vorrebbe in un punto diverso da quello stabilito), ma nel non detto ci sono senz’altro anche Ilva, Trivelle, decarbonizzazione e Xylella. Una posizione politica che afferma il primato del «noi» (pugliesi e meridionali), «orgogliosamente noi», fieri anche se poveri, sugli altri. Ogni forma di forte identificazione, però, presuppone -e quindi crea- separazione. Insomma, questo è un sentiero politico rischioso il cui punto di arrivo è incomprensibile, inconfessabile oppure inesistente.
Fedele a un modello di comportamento politico che ha contraddistinto la sua azione, Emiliano aggiunge un nuovo profilo alla poliedrica sfaccettatura del suo agire. Zelig è al governo. Ora è autonomista. Ma è anche ambientalista. Emiliano – scrisse già Francesco Strippoli sul Corriere - utilizza l’ambiente per caratterizzarsi politicamente: «L’ambiente diventa così il pilastro portante che tutto regge e connette», insomma – si disse - una via di mezzo tra Schwarzenegger e Al Gore. Ma Emiliano è anche berlusconiano, nel senso della manifesta simpatia che si rese chiassosamente palese con lo striscione di saluto a Silvio sventolante dai balconi del municipio. È pentastellato, fino ad offrire un ruolo in giunta ai Cinque stelle. È neoborbonico, se si pensa alla mozione sulla giornata della memoria. È no-vax e no tap. Tante maschere confondono e non rendono possibile capire quale intenda indossare per la Puglia. Quella che a noi preme di più.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/politica/17_ottobre_02/i-troppi-volti-emiliano-a00ff4dc-a79d-11e7-b552-a1014f696a68.shtml

domenica 30 aprile 2017

IL PRC CONTRO IL G7 A BARI: RIBELLARSI È GIUSTO

Con un imponente schieramento di forze dell'ordine e conseguenti misure da coprifuoco e limitazioni alla libertà di circolazione, Bari accoglierà, nei giorni 11, 12 e 13 maggio, i ministri economici dei cosiddetti paesi industrializzati del mondo occidentale: il G7.
Il mondo delle banche e della finanza, i responsabili di scelte economiche che affamano milioni di persone e interi popoli occuperanno la città.
Le stesse politiche che, in nome del profitto, sfruttano i lavoratori, si appropriano delle risorse del pianeta, inquinano l’ambiente, generano guerre e migrazioni, alimentando razzismo e disgregazione sociale.
Il Governo italiano è dentro queste dinamiche: ne sono esempio il taglio di servizi e di diritti, gli ingenti aiuti alle banche, l’aumento delle spese militari, la svendita del patrimonio pubblico, la privatizzazione dei beni comuni, le misure securitarie contro i poveri, i migranti, chi dissente.
La Puglia conosce gli effetti di queste politiche scellerate perpetrate sulle spalle e contro il consenso delle comunità, dall’ILVA alla Tap alle trivellazioni in mare, al destino dell’Acquedotto Pugliese.
Ribellarsi a questo stato di cose è giusto e doveroso.
È necessario che tutte le energie democratiche, antagoniste, portatrici di istanze di democrazia e di giustizia sociale si attivino in modo unitario e plurale per manifestare contro il G7 e ciò che esso rappresenta.
Per questo Rifondazione Comunista sosterrà le iniziative conflittuali e critiche nei giorni del vertice, a cominciare dalla giornata dell'11 maggio con l'iniziativa “Loro sfruttamento e guerre - Noi pace e diritti. Ribellarsi è giusto.”, promossa dal Comitato “G7 No Grazie”, come momento di confronto aperto di opposizione e di costruzione dell’alternativa.
Bari, 30 aprile 2017
Partito della Rifondazione Comunista Bari
Giovani Comunisti Bari

lunedì 12 ottobre 2015

Documento Commissione Politica

Documento Commissione Politica
Conferenza della Federazione di Bari

            L'avvento di una nuova fase politica ed economica, e di congiuntura nazionale, europea ed internazionale, del conflitto capitale – lavoro, che vede sempre più schiacciante la vittoria delle classi padronali, è il substrato su cui l'azione politica della nostra giovanile del partito si trova ad operare.
            I vati del neoliberalismo internazionale reggono oggi le fila dell'agenda politica ed economica dell'Unione Europea e delle altre istituzioni  del capitalismo finanziario mondiale, non legittimate da tutti i parlamenti e ancor meno dai popoli degli stati-nazione ad esse aderenti: l'esautorazione delle istituzioni democratiche e dei mandati elettoriali e referendarie sono sotto gli occhi di tutti.
            L'attacco allo stato sociale e al diritto al lavoro, frutto in Italia più che altrove dell'azione parlamentare del Partito Comunista Italiano e dell'azione di piazza dei movimenti e dei partiti della sinistra rivoluzionaria risulta essere la bussola che dirige l'azione degli esecutivi degli ultimi vent'anni: i tagli ai fondi pubblici destinati alla sanita, all'istruzione, alla ricerca e alle aziende municipalizzate, imposti da spending review e fiscal compact si fanno di anno in anno più ingenti, mentre cresce il sotegno bipartisan ad istituti e fondazioni di diritto privato.
            Vengono così ad essere sacrificati sull'altare dei profitti il diritto alla salute, quello allo studio e ad una vita dignitosa: al giorno d'oggi il servizio sanitario di base non è più garantito a tutti, mentre scuole superiori ed università sono sempre più esautorate degli spazi democratici di discussione e pianificazione comune da parte del personale della scuola.
            In queste la privatizzazione dei saperi è sempre più la parola d'ordine egemone all'interno degli organismi di governo delle stesse e delle lobby che sempre più gestiscono paternalisticamente la loro progressiva aziendalizzazione.
            D'altra parte l'istituzione dell'alternanza scuola-lavoro segna uno dei prodotti più "marci" della combinazione dei decreti attuativi del Jobs Act e della Buona Scuola. Tale istituto vuole imporsi come nuovo paradigma di sfruttamento al minor costo possibile che Confindustria e governi vogliono sia il pane quotidiano dei lavoratori e delle lavoratrici di oggi e di domani.
            Ridare centralità politica e culturale a lavoratori e lavoratrici, rendendo coscienti delle analogie piuttosto che delle divergenze coloro che hanno contratti con grado di precarietà diverso, che sono in cerca di lavoro e che sono disoccupati, assai utile alle logiche "dividi et impera", armi preferite da parte dei padroni, da ultimo con la contrapposizione del "bravo italiano" e del "cattivo migrante", ci pare il primo passo necessario per il ribaltamento dei rapporti di forza nel conflitto capitale-lavoro.
            Ribaltamento da perseguire puntando sull'organizzazione dei soggetti del conflitto, all'interno delle scuole, delle università e dei luogi di lavoro in senso generale: fuori da ogni tifoseria tra "collettivi" e "associazioni studentesche", "sindacati confederali" e "sindacati conflittuali", è imprescindibile agire politicamente a seconda delle condizioni oggettive con cui ci si trova a fare i conti in una data realtà e un dato territorio, tornando a sporcarsi le mani quanto più possibile con i problemi della vita studentesca e lavorativa quotidiana.

            La nostra giovanile ha quindi il dovere di agire in ogni dove per ribadire il suo supporto agli sfruttati di ogni luogo e ogni tempo.

Lavoro e precarietà: contro le utopie liberali, riappropriarsi dei tempi di lavoro e di vita

Lavoro e precarietà: contro le utopie liberali, riappropriarsi dei tempi di lavoro e di vita

            L’applicazione progressiva dei decreti attuativi del Jobs Act ci regala uno scenario del mondo del lavoro totalmente avvolto nelle spire della deregulation.
Giunge a compimento un percorso trentennale, che, dall’abolizione della scala mobile all’inaugurazione della stagione della concertazione, dal pacchetto Treu alla Legge Biagi, alle direttive di liberalizzazione del mercato del lavoro operate dai ministri Sacconi, Fornero e da ultimo Poletti, ha mandato in soffitta gran parte dei diritti conquistati dalla classe lavoratrice sino a tutti gli anni ’70.
Il risultato è un ribaltamento frontale del conflitto capitale-lavoro: è ormai evidente che la lotta di classe oggi è portata avanti dai padroni contro le lavoratrici e i lavoratori.
La libertà di licenziamento è diventata la stella polare delle politiche aziendali, frutto di governi sempre più proni alle richieste di Confindustria.

            Nel panorama pugliese abbiamo assistito più volte a ristrutturazioni aziendali che, lungi dall’essere avversate, ma talora favorite da un governo regionale di centrosinistra, hanno determinato licenziamenti ed esternalizzazioni di settori. In particolare le fabbriche metal meccaniche e i grandi centri commerciali si sono serviti e continuano a servirsi di tali strumenti (e di tali coperture), per poter incrementare i propri profitti senza garantire soluzioni alternative a chi resta disoccupato.
OM, Ansaldo, Natuzzi, Ikea, Coop, Mediaworld e call-center dislocati nelle varie città, per citare dei casi a titolo di esempio, rappresentano nella nostra provincia le realtà in cui più di tutte la crisi economica viene fatta pesare esclusivamente sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, onde garantire in ogni caso profitti quanto maggiori possibili ad imprenditori sempre più spregiudicati.
Ha ormai da anni rilevanza nazionale la crisi che investe l’Ilva, laddove in troppi ormai vedono solo un conflitto tra lavoro ed ambiente: a livello politico le risate dell’ex Presidente della Regione col maggiordomo dei Riva sono la cartina di tornasole di uno stretto rapporto tra vertici aziendali e politica regionale, che non potrà che intensificarsi con la recente vittoria di Emiliano alle elezioni regionali.

            Il fronte sindacale non è parso, salvo alcune eccezioni legate a singole vertenze, capace di reagire alle offensive portate avanti dagli esecutivi: la divisione tra sindacati confederali, che hanno fatto della contrattazione al ribasso la propria bussola d’azione, e sindacati extraconfederali, troppo isolati e poco incisivi, ha pesato fortemente sulla possibilità di incidere nella realtà.
Ha pesato fortemente la volontà politica del più grande sindacato italiano di astenersi dalla pratica dello sciopero generale, pratica di lotta a cui sono ricorsi tutti i sindacati europei, e con risultati non del tutto trascurabili.
Volontà politica di non andare addosso ad un “governo amico”, che determina anche una forte spoliticizzazione dei e delle iscritte, spesso più per convenienze e per convenzioni coi caf, che per adesione ad un progetto politico - sindacale. Adesione politica che viene meno anche nei confronti delle realtà della sinistra radicale da sempre impegnata, talora a parole, più raramente nei fatti, nella difesa dei loro posti di lavoro e dei loro diritti.
Pur tuttavia assistiamo a fenomeni di auto-organizzazione dei lavoratori e della lavoratrici, in particolare in contesti lavorativi legati alla logistica, in particolare tra l’Emilia-Romagna e la Toscana, che paiono avere un respiro politico più ampio e riuscire a “portare a casa” diverse vertenze: in essi la creazione di un’associazione para-sindacale ha permesso a compagni e compagne di varcare le soglie dei cancelli di fabbriche ed aziende.
D’altra parte l’esperienza dello sciopero sociale ha fatto emergere il problema della irappresentabilità di alcuni settori del mondo del lavoro nella struttura del sindacato categoriale.
Lungi dall’esaltazione o dalla demonizzazione di un modello piuttosto che dell’altro, riteniamo che il quadro attuale sia, con le dovute differenze, molto simile a quello che investiva il mondo del lavoro a cavallo del XIX e del XX secolo: le realtà politiche e sindacali realmente conflittuali ancora presenti sono sfilacciate sui territori e dotate di poco coordinamento nei livelli intermedi.
E’ per questo che riteniamo che l’istituzione di Camere del Lavoro sia un viatico che possa permettere l’unità delle lotte da parte di lavoratrici e lavoratori, a partire dal livello locale: l’affiancare servizi fiscali quali quelli offerti da un caf, all’assistenza legale, ad associazioni para-sindacali o sindacali del tutto ci sembra la chiave per offrire una copertura a tutto tondo a chi è impegnato nella difesa del proprio posto di lavoro.
Occorre ovviamente che in tali strutture compagni e compagne del nostro partito siano attivi e militanti e che esercitino un ruolo di unione delle vertenze, sull’esempio di esperienze quali quelle di Livorno e di Napoli.

            Riteniamo pericoloso ogni scivolamento che porti ad una “categorializzazione” dei lavoratrici e lavoratori, spesso preludio ad una divisione degli stessi: riteniamo lavoratori e lavoratrici tutte e tutte, tanto disoccupati e disoccupate, quanto precari e precarie, sino ovviamente a lavoratori e lavoratrici dotate di contratti più o meno stabili.
La divisione è il dispositivo di cui si serve la classe padronale per separare lavoratrici e lavoratori dalle esigenze assai simili, inserendo loro in compartimenti stagni poco comunicabili.
A tal proposito in Puglia abbiamo assistito, durante il passato decennio che ha visto il centrosinistra al governo, ad iniziative “volte a contenere la disoccupazione giovanile” quali “Bollenti spiriti” e “Ritorno al futuro”.
Oltre a non aver ottenuto tale effetto, tali bandi, sostanzialmente volti a garantire uno start up a nuovi modelli di impresa, hanno reso egemonico il fatto che gli unici lavori degni di finanziamento e di attenzione tanto da parte dei futuri lavoratori e lavoratrici quanto da settori sempre più ampi della politica siano quelli che affiancano il fattore creatività a quello della novità.
Ciò determina una squalificazione, agli occhi dei e delle giovani, dei lavori legati a settori di forte rilevanza locale quali quelli legati al primo e al secondo settore, avvertiti nel senso comune come lavori “inferiori”, poco remunerativi e scarsamente gratificanti.

            Riteniamo inoltre che il ragionamento portato avanti dai teorici e dai difensori del reddito di cittadinanza e di esistenza, rischia, come dimostrano anche esperienze storiche quali quelle del pacchetto di riforme Hartz IV promosso dal governo Scrhoeder nei primi anni 2000, di essere controproducente per le lotte dei lavoratori.
In quel caso il reddito è stato infatti affiancato dai cosiddetti mini–jobs e midi–jobs, lavori part-time privi di regolamentazione a favore dei lavoratori. La “garanzia” di un reddito minimo mensile percepito non ha avuto l’effetto sperato di essere una stampella per le lotte dei sindacati, bensì ha offerto il fianco ad una maggiore precarizzazione del lavoro e all’offerta di salari inferiori da parte delle aziende.
Tale modello è quello su cui i giuslavoristi vicini al governo vogliono lavorare, onde introdurlo nell’agone politico, incalzando le proposte di instaurazione di un reddito minimo promosse dalla sinistra radicale e da ultimo dal Movimento 5 Stelle.

            Volano per le lotte potrà invece tornare ad essere invece la linea politica, dal nostro partito sostenuta in passato, della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: la disoccupazione in questo modello di gestione della società è ormai un dato strutturale e funzionale alla guerra tra poveri, nonché a nuovi contratti in cui diritti garantiti e salari percepiti risultano essere sempre più bassi.
Oggi giorno inoltre lavoratrici e lavoratori passano presso il proprio posto di lavoro quasi sempre più delle 8 ore di lavoro giornaliere “classiche”.
Registriamo invece, accanto a questo dato, una crescita cospicua dei profitti delle aziende, che necessitano essere distribuiti in maniera più equa tra le lavoratrici e i lavoratori che impiegano se stessi nella produzione di tali ricchezze.
Alla riduzione dell’orario di lavoro potrà accompagnarsi una liberazione di tempi ed energie che non solo potranno rendere migliore il livello di vita degli uomini e delle donne, ma anche permettere loro di poter mettere il proprio tempo di vita liberato a disposizione delle altre e degli altri, impegnandosi politicamente.

            “Lavorare meno e lavorare tutti” deve tornare ad essere lo slogan di un partito e di una giovanile che vogliano essere pronte ad intervenire, oseremmo dire “senza tregua”, nei conflitti capitale – lavoro in corso nel nostro paese.

Tornare a non aver paura di chiamare padrone colui che opprime lavoratori e lavoratrici, a non aver paura di dire la nostra in ogni contesto lavorativo, usufruendo di strumenti vecchi e nuovi per sostenere le lotte e le vertenze, strada per strada, fabbrica per fabbrica.

venerdì 3 aprile 2015

Cesaria (Prc Puglia) - Elezioni regionali 2015: Emiliano si è superato

In riferimento alle dichiarazione del segretario regionale del PD Emiliano, Rifondazione Comunista Puglia ribadisce quanto segue:

Questa volta Emiliano si supera: dalla estrema destra alla sinistra tutto fa brodo, ieri l'accordo con l'UdC dell'ex senatore MSI Curto, oggi con il Partito Comunista d'Italia (ex Comunisti Italiani). Non soddisfatto propone l'accordo a Rifondazione Comunista e all'Altra Puglia. “Fatevi eleggere e poi continuate pure a fare opposizione” dichiara il Presidente in pectore. I programmi, le alleanze i riferimenti culturali, tutto finto, non servono, siamo alla politica 2.0. Facciamo una coalizione ma poi governiamo con l'altra. Sappia Emiliano (ma già lo sa, è solo un furbetto) che se una lista, che superasse lo sbarramento, passasse all'opposizione, i voti per fare maggioranza bisognerebbe trovarli dall'altra parte. Ma i renziani sono abituati: non hanno fatto così alle ultime politiche? Coalizione con Sel e poi governo con Forza Italia. I compagni di Sinistra Ecologia e Libertà forse dovrebbero rifletterci un po' di più: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

venerdì 27 febbraio 2015

Cesaria (Prc Puglia) - La legge elettorale regionale è indecente.

La legge elettorale approvata ieri dal Consiglio regionale con il voto favorevole dei due maggiori partiti Pd e FI è indecente, misogina e maschilista. Perfino la insufficiente proposta delle liste cosidette “50 e 50” tra i due sessi è stata bocciata, dimostando la totale arroganza di una classe politica che merita solo il disprezzo. Ma questa legge segnala che costoro sanno di essere destinati alla sconfitta e tremebondi fissano uno sbarramento al 8% che sperano possa consentirgli di non rispondere delle loro malefatte; nemmeno la famigerata legge elettorale fascista “Acerbo”, aveva avuto il coraggio di fare tanto. Se nel 1924 ci fosse stata questa legge L'on Matteotti non sarebbe stato assassinato perché non avrebbe potuto denunciare i brogli e le intimidazioni fasciste, semplicemente in quanto lo sbarramento lo avrebbe tenuto fuori dal parlamento, così come avrebbe tenuto fuori Gramsci, Giolitti e tutti i partiti democratici ad eccezione del partito popolare. Siamo all'abbandono della democrazia. Ci rivolgiamo a chi ritiene che la democrazia sia un bene non disponibile ai compromessi della politica, ci rivolgiamo ai compagni e alle compagne di Sel ma anche a tutti i democratici comunque collocati: la demolizione dello spirito Costituzionale da parte del PD impone che lo si abbandoni al suo destino:
Si costruisca immediatamente una diga anche elettorale che sappia contrapporsi alla deriva autoritaria. Non si svenda la Democrazia per squallidi calcoli di interessi elettorali; Si esca dalle ambiguità, non sia questa ignobile legge elettorale la cifra di quel sogno che è stato la “Primavera Pugliese”. Siamo ancora in tempo.

Nicola Cesaria, segretario regionale PRC Puglia

mercoledì 25 febbraio 2015

COM ST: FORENZA (ALTRA EUROPA/GUE): AUMENTO SOGLIA DI SBARRAMENTO è ANTIDEMOCRATICO: NO A LARGHE INTESE IN CHIAVE PUGLIESE

COMUNICATO STAMPA

REGIONALI PUGLIA, LEGGE ELETTORALE - FORENZA (ALTRA EUROPA/GUE): «AUMENTO SOGLIA DI SBARRAMENTO è ANTIDEMOCRATICO: NO A LARGHE INTESE IN CHIAVE PUGLIESE»

Eleonora Forenza, eurodeputata dell'Altra Europa con Tsipras-gruppo GUE/NGL, eletta nel collegio Sud, dichiara:

«La riforma elettorale di cui sta discutendo il Consiglio regionale pugliese è davvero una brutta pagina, e anche triste, dal momento che a varare la riforma potrebbe essere un consiglio con una maggioranza di centrosinistra. La proposta di innalzare la soglia di sbarramento all’8% è con ogni evidenza antidemocratica. Auspico che i consiglieri non approvino un testo che violerebbe il diritto di tutti i pugliesi a una rappresentanza e attribuirebbe ai singoli voti un peso diverso. Mi auguro che vi sia una forte opposizione in consiglio regionale alla riedizione delle larghe intese in salsa pugliese. Ma dobbiamo mobilitarci tutte e tutti, tutta la Puglia realmente democratica, per far sentire la nostra voce contro l'ennesimo taglio alla democrazia.
Sarebbe scandaloso, inoltre, se non venissero accolte - dopo la vergognosa bocciatura - le proposte della legge di iniziativa popolare promossa dalle donne pugliesi sulla democrazia paritaria».
‪#‎Puglia‬ ‪#‎regionali‬

domenica 15 febbraio 2015

Forum provinciale L'Altra Puglia – Bari

Lunedì 16 febbraio 2015, alle ore 18.30, presso la sede del LAP - Laboratorio d'Arte Politica, in via De Rossi 9 a Bari
si terrà il
Forum provinciale
L'Altra Puglia – Bari
Con Tsipras, per un'Altra Europa, un'Altra Italia, un'Altra Puglia.
Dalla Grecia, proprio in queste ore, Alexis Tsipras e il popolo greco stanno lanciando un messaggio cruciale per il destino dell’Europa e dei suoi popoli. Stanno dicendo che è il momento di un’altra politica.
I greci ci hanno dimostrato che è possibile. Che se le persone si uniscono ed escono dall’isolamento, dalla debolezza e dalla fragilità delle loro storie individuali e delle loro divisioni, se formano una comunità di persone solidali possono cambiare la storia e sfidare poteri fortissimi, con fierezza e con la forza di profonde ragioni.
Il messaggio che ci giunge dalla Grecia è proprio questo: riprendiamoci il futuro e la speranza. Riprendiamo in mano le nostre vite e facciamolo ora.
FACCIAMOLO ANCHE NOI, QUI IN ITALIA, QUI IN PUGLIA!
L'Altra Puglia è un appello a dare un seguito, nella nostra regione, all’esperienza de L’Altra Europa con Tsipras.
L'Altra Puglia è quella fatta di donne e uomini che desiderano contribuire seriamente a costruire e praticare un diverso modello di economia, di convivenza, con una diversa visione, realmente sostenibile del nostro territorio e delle sue economie.
L'Altra Puglia è quella fatta di persone che pensano sia giunto il momento di riprendersi la politica, di non lasciarla nelle mani di scaltri politicanti, manovratori e signori di tessere e voti, spregiudicati praticanti di incomprensibili accordi.
L'Altra Puglia è quella fatta di donne e uomini con i loro bisogni e le loro idee.
L'Altra Puglia è un percorso aperto, nel quale non ci sono e non dovranno esserci “azionisti di maggioranza” e “proprietari”.
L'Altra Puglia è quella fatta da chi ha alle spalle un’esperienza politica e da chi si è sempre tenuto alla larga dalla politica e dalla vita pubblica. Persone stanche e sfiduciate e altre che ostinatamente resistono. Donne e uomini che, a titolo personale o in forme associate, hanno esperienze, battaglie, pratiche virtuose da raccontare e condividere. Chiunque lo desideri potrà semplicemente avvicinarsi per dialogare, portare il suo stimolo e il suo contributo, sviluppare e organizzare questo percorso.
L'Altra Puglia è quella fatta di persone stanche di aspettare un’alternativa già confezionata. L'Altra Puglia è quella fatta di donne e uomini che, nella vita di tutti i giorni, un'alternativa lo sono già.
Ci vediamo a Bari affinché un’Altra Puglia sia possibile.
Ci vediamo a Bari per dar vita insieme a L’Altra Puglia.
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sabato 14 febbraio 2015

Com. St. : Dal PRC, Solidarietà ai LAVORATORI BARIBLU’ di Triggiano

Comunicato : DAL PRC /SE  SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI  BARIBLU’

Il PRC di Triggiano e la Federazione Provinciale di Bari,  nel solidarizzare con le lavoratrici e con i lavoratori in lotta per difendere il posto di lavoro all’ipermercato BariBlu, vuole fare una operazione di chiarezza sulla vicenda e contribuire ad individuare la soluzione migliore a questa ennesima drammatica vertenza che colpisce il nostro territorio. Circa 10 anni fa, con Fitto a Presidente della Regione Puglia, la giunta mise in programma l’apertura di 10 ipermercati da costruire nella provincia di Bari senza che alla base della decisione ci fossero piani di fattibilità seri e ragionati e che si definissero vincoli e piani di monitoraggio e investimenti per garantire la durevolezza e la stabilità dei siti e dei livelli occupazionali.
E’ utile ricordare che il Gruppo Consigliare del PRC di allora si oppose  a quella decisione  di insediare un numero esagerato di ipermercati in una ridotta  area di territorio.

martedì 20 gennaio 2015

Solidarietà al CSA Dordoni

Domenica 19, alle ore diciotto una cinquantina di fascisti armati con cocci di bottiglie, spranghe e altri oggetti contundenti hanno effettuato un agguato al centro sociale Dordoni di Cremona. I militanti di estrema destra avrebbero infatti premeditato l’attacco e approfittato del Derby calcistico Cremonese-Mantova per raggrupparsi con fascisti Parmigiani e Bresciani, tutti riconducibili al noto gruppo neo-fascista Casa Pound.

In un primo momento un gruppo formato da una decina di persone armate ha attaccato otto compagni che erano nel centro sociale per svolgere i lavori domenicali e subito dopo sono giunti altri quaranta meschini fascisti sbucati da una via che costeggia il Dordoni. I compagni hanno fatto di tutto per resistere nonostante la notevole disparità numerica fino a quando, Emilio, 48 anni, uno dei ragazzi attaccati, è stato colpito al volto con una spranga ed è caduto per terra privo di sensi, nonostante tutto i fascisti hanno continuato ad infierire tirandogli dei calci sulla testa. A quel punto i ragazzi del centro sociale hanno utilizzato degli estintori per disperdere il gruppo di fascisti e sono riusciti a chiudersi dentro il centro sociale, portando al sicuro il compagno ferito. Dopo essersi barricati nello stabile i compagni hanno subito chiamato un’ambulanza che qualche minuto dopo ha decretato lo stato comatoso di Emilio.

Da decretarsi vergognoso anche il comportamento dei poliziotti, quindici camionette in tutto, che avrebbero utilizzato dei lacrimogeni e attuato delle cariche nei confronti dei compagni per permettere ai fascisti di andar via indisturbati alle loro autovetture. La celere infatti subito dopo l’identificazione ha lasciato andare via indisturbati il manipoli di fascisti.

Adesso il compagno Emilio, uno dei compagni storici del centro sociale, è in ospedale in coma farmacologico con prognosi riservata e lotta tra la vita e la morte.

I Giovani Comunisti baresi esprimono completa solidarietà a tutti i compagni del centro sociale Dordoni di Cremona e in particolar modo al compagno Emilio e gli auguriamo di non smettere di lottare perché abbiamo bisogno di compagni forti come lui. Ci sentiamo inoltre di promettere l’organizzazione di un presidio di tutti i compagni Baresi in solidarietà agli accaduti di Cremona e al compagno Emilio.

Riccardo Aresta, Giovani Comunisti Bari

martedì 14 ottobre 2014

L'ALTRA PUGLIA contro le larghe intese

L'ALTRA PUGLIA contro le larghe intese

Giorno dopo giorno assistiamo come Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea a eventi che confermano le nostre previsioni : ormai il governo delle “larghe intese” è una mentalità diffusa dal livello europeo a quello locale passando per quello nazionale.

Partito democratico, Nuovo Centrodestra, Udc, Scelta Civica, e quando serve con il concorso di Forza Italia, costituiscono ormai un potere sempre più d'accordo sulle linee di fondo della politica economica, della riduzione dei diritti del lavoro come il Jobs Act (e la passata “riforma” Fornero).

Alcuni esempi?

L'alleanza in Europa tra Partito popolare e Partito socialista sul Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti e sulle politiche di austerità che stanno strozzando il nostro paese in crisi.

L'accordo trasversale sulle elezioni di secondo livello delle città metropolitane e i consigli provinciali che sottraggono il diritto dei cittadini di scegliere i loro rappresentanti, producendo alleanze tra Pd e Forza Italia come nel caso dell'elezione del nuovo presidente della provincia di Taranto.

O ancora il voto di qualche giorno fa del Partito democratico nella Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato che ha salvato dall'utilizzo delle intercettazioni il senatore Azzollini del Nuovo Centrodestra, presidente della Commissione Bilancio, ex sindaco di Molfetta, indagato dalla procura di Trani per truffa e reati ambientali nella costruzione del nuovo porto di Molfetta, la terza opera marittima italiana dopo il Mose e il porto di Civitavecchia.

Sempre più ormai, anche nella nostra regione, il Pd si ritrova ormai da anni d'accordo con il centrodestra. Da anni orami il Pd tiene una linea comune, ad es. sulle grandi opere infrastrutturali e impattanti sull'ambiente come la Tav, con il centrodestra.

Francamente siamo stupiti che qualcuno faccia parte di un partito senza rendersi conto di chi altri quel partito lo abita e lo ispira nelle scelte di fondo. Siamo stupiti ancora di più per lo stupore di candidati a elezioni primarie che parlano quasi come non appartenessero a quella comunità di partito, che gridano allo scandalo senza interrogarsi su tanto altro quasi fossero degli esterni passati di lì per caso. Siamo stupiti dello stupore di partiti di sinistra come Sel che ancora spera di poter costruire un progetto strategico di governo nazionale con il Pd e ancora lo persegue in Puglia. Siamo stupiti dello stupore di tanti simpatizzanti e militanti del Pd verso rappresentanti di quel partito scelti con le primarie nei gazebi, senza nessun bilancio autocritico e caratterizzato da un moralismo che nulla ha a che fare con la questione morale sollevata da Enrico Berlinguer, utilizzato solo per le rievocazioni celebrative utili a lavare la coscienza.

A tutto ciò come PRC non ci arrendiamo, e anche per questi ultimi eventi ribadiamo la necessità di costruire un soggetto di sinistra autonomo dal Pd e da un centrosinistra morto e sepolto ripartendo dalle tante vertenze , dai lavoratori, dalle lavoratrici e dalle loro lotte.

Anche qui, in Puglia, a partire dalle prossime elezioni regionali.

Federazione Provinciale PRC/SE - Bari
Federazione Regionale PRC/SE - Puglia

domenica 13 luglio 2014

Presidio di solidarietà con la popolazione palestinese

Stop bombing Gaza

L'operazione “Protective Edge”, scatenata l'8 luglio da Israele con centinaia di bombardamenti sulla Striscia di Gaza, ha ucciso in soli sei giorni oltre 170 palestinesi (ma il numero dei morti cresce esponenzialmente di ora in ora), molti dei quali giovani e bambini. Israele ha ammassato il suo esercito su Gaza e si appresta a lanciare un’operazione su vasta scala analoga a “Piombo Fuso” che nel 2008/2009 provocò migliaia di vittime palestinesi.

Massacri e devastazioni a marchio israeliano sulla popolazione palestinese si ripetono ormai ciclicamente. Obiettivi dei bombardamenti sono ospedali, scuole e altri siti civili.

I palestinesi della Striscia di Gaza sono isolati via mare e via terra, intrappolati nella loro terra con esigui mezzi di soccorso e sottomessi agli umori dell'Egitto per l'apertura di Rafah, unica via di uscita per i feriti.


“Protective Edge” è il pretestuoso epilogo, che si prospetta purtroppo di lunga durata, della rappresaglia feroce innescata dai coloni israeliani con l'omicidio di Mohammed Abu Khdeir, ragazzo sedicenne arso vivo, a seguito dell'omicidio dei tre giovani coloni israeliani.

I bombardamenti su Gaza arrivano ad un mese dall'insediamento del Governo di unità nazionale palestinese e quasi in concomitanza del 10° anniversario della Sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che, il 9 luglio 2004, ha condannato il muro israeliano nei Territori Palestinesi. Come sempre, Israele è sordo a tutte le sentenze ed agisce con il favore degli USA, arrivato puntuale anche per l'operazione “Protective Edge”, e nel silenzio complice dell'Unione Europea.

In Italia, mentre l'Alenia Aermacchi (Finmeccanica) fornisce a Israele caccia M-346, le istituzioni nazionali e locali tacciono e i media ripetono il solito cliché di capovolgimento dei fatti che dipinge i palestinesi come temibili terroristi e incornicia gli israeliani nel quadro limpido di povere vittime. Questa informazione distorta dell'ennesimo massacro a danno della popolazione palestinese è in innegabile complicità con la politica israeliana.

Chiediamo al governo italiano una ferma condanna dello stato di Israele, fondato su una politica di apartheid, di esclusione e ghettizzazione della popolazione palestinese, di repressione feroce e indiscriminata contro un intero popolo colpevole di voler esistere libero e indipendente sulla propria terra.

Aderiamo alla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) verso Israele.

Chiediamo che le istituzioni – a partire dalla regione Puglia – interrompano ogni collaborazione con le istituzioni israeliane



Mercoledì 16 luglio. Ore 18.00
Piazza Prefettura, Bari
Presidio di solidarietà con la popolazione palestinese

giovedì 20 marzo 2014

Presentazione "Utopie letali" di Carlo Formenti (28 marzo, ore 18)

Presentazione del libro "Utopie letali" (Jaca Book, 2013) di Carlo Formenti

Venerdì 28 marzo alle ore 18.00 presso Libreria Laterza
Via Dante 49/53, Bari, 70121 Bari

Intervengono:
Franco Cassano
Pasquale Voza
Onofrio Romano

Quale Sinistra per quale Europa? (27 marzo, ore 19)

"Quale Sinistra per quale Europa?"
Partiti, movimenti e "società civile" di fronte all'austerità, tra lavoro che non c'e' e sogni di reddito universale.

Giovedì 27 Marzo, ore 19, presso Sala Turtur a Molfetta
Incontro con
ONOFRIO ROMANO, docente Università di Bari
CARLO FORMENTI, autore di "Utopie letali. Contro l'ideologia postmoderna"

venerdì 7 marzo 2014

RIFONDAZIONE COMUNISTA con LUIGI PACCIONE

Le prossime elezioni amministrative a Bari si svolgeranno in un momento di crisi profonda per il Paese e per la città, che impongono una riflessione critica sull'ultimo mandato dell’Amministrazione Emiliano: la città è allo sbando, schiacciata dalla crisi occupazionale e dal degrado urbano.
Per Rifondazione Comunista, il dibattito pubblico imperante, incentrato su una visione personalistica della politica, risulta del tutto inadeguato rispetto ai bisogni di una comunità smarrita e delusa. Gli stessi appelli lanciati all’unità della sinistra a livello locale risultano vacui e fuorvianti, perché privi di un’idea-progetto e condizionati da logiche trasversali ed inquietanti, di cui le recenti primarie del cosiddetto centro-sinistra sono state un triste esempio. La speranza di una rinascita culturale e civile, suscitata dieci anni fa, è naufragata.
E’ necessario che il destino della città sia sottratto alle logiche urbanistiche legate al potere e al condizionamento delle solite famiglie, che prevalga l’interesse comune nelle scelte amministrative, dalla destinazione degli spazi pubblici, alla gestione dei servizi, alle politiche dell’accoglienza e dell’abitare, per una vera e propria rigenerazione culturale.
Per questo il Partito della Rifondazione Comunista sostiene la candidatura di Luigi Paccione a sindaco di Bari, sintesi qualificante di un percorso di partecipazione della cittadinanza politica e sociale denominato #convochiamociperbari al quale abbiamo contribuito con impegno e convinzione.

Bari, 7 Marzo 2014

Il segretario provinciale PRC Bari
Ettore Foggetti

venerdì 7 febbraio 2014

Giovani Comunisti: l'8 febbraio in piazza per la cancellazione della Fini-Giovanardi


Giovani Comunisti: l'8 febbraio in piazza per la cancellazione della Fini-Giovanardi


I governi Berlusconi degli ultimi vent'anni ci hanno lasciato una sequela di leggi nate all'insegna della repressione, dell'ignoranza e della propaganda.
Al fianco della scandalosa Bossi-Fini sull'immigrazione c'è l'altrettanto drammatica Fini-Giovanardi sulle droghe.
Una legge fondata su due principi: l'abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere e pesanti e l'inasprimento delle pene, comprese quelle detentive, anche per il semplice possesso o uso. Una legge repressiva fatta per accontentare l'opinione pubblica.
In otto anni la Fini-Giovanardi haprodotto solo anni di carcere, sovraffollamento dei luoghi di detenzione ed un enorme costo per lo Stato. Ma allo stesso tempo molti tribunali hanno sospeso i giudizi e rinviato la legge al riesame della Corte Costituzionale. La Corte si riunirà per discutere l'eventuale incostituzionalità della legge l'11 febbraio.

Per questo l'8 febbraio si terrà a Roma un'importante manifestazione nazionale antiproibizionista, l'appuntamento è alle ore 12.00 in Piazza Bocca della Verità. La manifestazione è promossa dall'appello “Illegale è la legge, ilsuo costo è reale...”www.leggeillegale.org che ha raccolto un vasto fronte di movimenti, partiti, onlus, operatori del settore, associazioni e istituzioni.
Anche i Giovani Comunisti vi partecipano convintamente. Chiediamo l'immediata abolizione della Fini-Giovanardi come primo passo per la riapertura di un confronto serio in tema di droghe: bisogna porre fine all'enorme costo sociale ed economico che tale legge comporta per noi e per il nostro paese, bloccare gli enormi guadagni delle narcomafie, depenalizzare l'uso delle droghe leggere, aprire alla ricerca per scopi terapeutici.
Quella antiproibizionista non è solo una battaglia per la libertà di scelta, per un corretto approccio culturale nei confronti delle droghe leggere, ma un'importante battaglia contro le mafie e la repressione.


domenica 2 febbraio 2014

CASERMA ROSSANI LIBERATA ? SI !

Ieri sera il corteo di protesta contro lo sgombero di Villa Roth, che ha visto la partecipazione di giovani, di cittadini ed associazioni, si è concluso con l’invasione pacifica della Caserma Rossani.
Gli “invasori pacifici” hanno definito giustamente questa azione come una “liberazione” .
E vero, la Rossani è stata in questi ultimi 10 anni “prigioniera” delle ansie e voglie di speculazione che avrebbero voluto “donare” ad interessi privati questo bene comune.
Nonostante il Comune di Bari abbia ricevuto dallo Stato, contestualmente alla proprietà, a titolo di risarcimento per aver ceduto la Chiesa Russa anche 13 mil€ vincolati al risanamento a scopi di utilità pubblica e nonostante ci fosse fin da subito la possibilità di accedere ad ulteriori fondi pubblici europei, si è voluto a tutti i costi tentare di assecondare gli appetiti della speculazione.
Pensiamo che questo importante atto simbolico sia l’inizio della definitiva sconfitta di costoro e che si arrivi finalmente a risanare la Caserma con i fondi pubblici per destinarla solo e soltanto ad attività sociali ed alla creazione di un grande parco pubblico.
Il Prc di Bari, che da 10 anni insieme al comitato di cittadini per la ex Rossani persegue tenacemente questo obbiettivo per il bene della città, continuerà a battersi per raggiungerlo e sconfiggere così i parolai delle campagne elettorali, pronti poi ad aprire alle speculazioni edilizie dal giorno dopo le elezioni.

Rino Foggetti, segretario provinciale del PRC Bari
Gigi Liantonio, segretario del circolo Marx del PRC Bari

venerdì 17 gennaio 2014

ODG – Elezioni amministrative del Comune di Bari


ODG – Elezioni amministrative del Comune di Bari
Il Comitato Politico Federale di Bari, riunito in data 17.01.2014, nell'ottica di stabilire la posizione politica del partito, da mandato al proprio organo esecutivo di porre in essere quanto necessario per la presentazione alle elezioni amministrative del Comune di Bari di una lista di candidati rappresentata dal simbolo ufficiale del partito.

Approvato con 10 voti favorevoli e 7 contrari

martedì 14 gennaio 2014

Contro lo sgombero di Villa Roth


Riteniamo davvero inaccettabile lo sgombero che in questo momento si sta consumando per Villa Roth Occupata. Questo luogo rappresenta un modello di riappropriazione degli spazi sociali e un luogo di incontro per la moltitudine diffusa della metropoli barese. Precari, studenti, migranti, omosessuali. Qui ad ognuno\a è data la possibilità di essere se stesso, affrancato dal lavoro, dallo sfruttamento e dalla esclusione sociale. Prima dell'occupazione era uno stabile della Provincia vuoto ed inutilizzato, ora tornerà ad esserlo. Massima solidarietà ai\alle compagni\e.

GIOVANI COMUNISTI BARI