venerdì 18 marzo 2011

Gino Strada attacca l'accordo Vendola-don Verzè

Gino Strada attacca l'accordo Vendola-don Verzè

18 marzo 2011

BITRITTO – «Non conosco bene la situazione in Puglia, ma pensare che si faccia costruire un ospedale a don Verzé mi fa venire la nausea». Risponde così Gino Strada, fondatore di Emergency, alla richiesta di parlare delle sue impressioni sulla sanità pugliese. «Luigi Verzé è il volto dell’antisanità e rappresentante degli ospedali come macchine da soldi. Non capisco la necessità di dargli spazio».

GINO STRADA - Occhi cupi, sguardo fisso, lunghi silenzi dopo le risposte. Gino Strada dà l’idea di uno che, quando ti risponde, pensa a tutt’altro. Eppure ogni risposta è mirata, specifica, dettagliata. Allora forse ad essere altrove è solo un pezzo di sé, quello prestato alla sanità. «Vivo sempre lontano da qui», dice. Con Emergency, dal 1994, porta assistenza medico-chirurgica gratuita a tutte quelle persone che non hanno il diritto di essere curate, nelle terre mangiate dalla guerra, e in tutto il mondo. Imperativo categorico del gruppo è «ripudiare». Ripudiare la guerra, come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Come recita l’articolo 11 della Costituzione.

L’EVENTO – Gino Strada è stato ospite a Bitritto ieri sera, 17 marzo, in occasione del giro d’Italia di Emergency per parlare di pace, democrazia e diritti umani, cominciato il 2 marzo. Insieme a lui, c’erano anche Luciano Canfora e Maso Notarianni a discutere del manifesto di Emergency, «Il mondo che vogliamo». Un mondo che ripudia la violenza, il terrorismo e la guerra come strumento per risolvere le contese tra gli uomini e i popoli. Perché in nome delle alleanze internazionali, anche la classe politica italiana ha scelto la guerra con altri Paesi. E lo hanno fatto proprio tutti, da Berlusconi a D’Alema, fino a Prodi. Una politica che nel campo delle relazioni estere non brilla, secondo Strada. «Prima accogliamo Gheddafi con tende e donne, e poi dobbiamo attaccarlo?» si domanda mentre, in occasione dei centocinquanta anni, augura che «i prossimi 150 siano migliori dei primi». A vederlo e a sentirlo, sembra quasi che a Emergency spetti la guerra, e allo Stato la missione di pace.

Teresa Serripierro

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